Riannodare le relazioni con gli altri e la terra

Articolo di Lidia Maggi, pubblicato in Avvenire del 4 maggio 2023

Leggere la Bibbia all’interno di un festival a lei dedicato é un atto politico: significa liberare la Parola da quei recinti che, nel tentativo di custodirla, rischiano di sequestrarla sottraendola alla relazione con la gente comune a cui indirizzata. Per troppo tempo la Bibbia é stata ritenuta materia per gli addetti ai lavori, per i professionisti del sacro, teologi e biblisti.
La prima relazione da ristabilire è proprio quella con il Libro; e il Festival Biblico, nel corso degli anni, ha avuto un ruolo importante in questa direzione.

Ci ha ricordato non soltanto che «non é bene che l’essere umano sia solo», ma che anche la Bibbia non va lasciata da sola. Essa é fatta per entrare in relazione con le persone comuni, anche con coloro che non si identificano in un particolare credo religioso. La Bibbia é patrimonio di tutti, anche di chi non crede. Come recita un fulminante aforisma di Elias Canetti, «anche se non la leggi, tu sei nella Bibbia». Le Scritture, infatti, parlano di noi, della nostra umanità, delle nostre fatiche relazionali, come di ciò che costituisce il centro della vita buona sognata da Dio e desiderata da chi anela alla felicità. Il mondo biblico, con le storie di Adamo ed Eva, Caino e Abele, il diluvio o la torre di Babele, non narra soltanto di coloro che ci hanno preceduto nella fede, ma parla delle nostre stesse esistenze. E così accade il prodigio; quando la leggiamo, la Bibbia ci permette di leggere la nostra storia, la travagliata vicenda della ricerca di umanità. Siamo consapevoli che negli ultimi decenni sono venute meno quelle grandi narrazioni che hanno orientato letture condivise della realtà. Si sono moltiplicate invece micro-narrazioni, dall’orizzonte sempre più ristretto, fino a trasformarsi in racconti veloci e individuali, più vicini alla cronaca che al respiro lungo della storia. Proprio in questo quadro frammentato del nostro tempo, ritornare ai grandi racconti fondativi della fede può aiutarci a ritrovare una bussola per provare a leggere il nostro presente.
Quest’anno, il Festival Biblico osa avvicinarci alla Bibbia attraverso il suo portale d’ingresso. Ci fa sostare nei primi undici capitoli della Genesi, che rappresentano la grande introduzione a tutte le Scritture. Per capire quanto verrà messo in scena nel mondo narrativo delle Scritture, in questa introduzione, lettrici e lettori ricevono una prima mappa di senso, le chiavi necessarie per aprire paesaggi che potrebbero altrimenti risultare enigmatici. La chiave primordiale, consegnata fin dalle prime battute, è che non c’é vita senza relazione. Il racconto prende avvio con un riferimento al principio “In principio…”. Inizio ma anche fondamento, parola per porre le basi e sostenere l’esistenza.
Cosa é essenziale per la vita buona? La risposta biblica scaturisce dalla tensione tra i due racconti di creazione, che fanno da ouverture. II primo, un inno cosmico che celebra la vita voluta da Dio, dove ogni elemento ha il suo spazio.
Ogni creatura trova il suo posto in relazione all’altra. La notte non esiste senza il giorno, come le acque senza la terra. Qui l’umanità viene introdotta all’apice del cantico divino e raccontata a somiglianza al suo Creatore. E’ creatura  in relazione, maschio e femmina, e dunque plurale.
A lei è affidato il governo dell’intero universo. La creatura umana non é fatta per essere soggiogata, sottomessa e umiliata. Rivestita di piena dignità, si specchia nel suo Creatore. Ma accanto a questo inno cosmico viene affiancato un altro racconto, un controcanto che argina ogni possibile delirio di onnipotenza nell’umano. Qui l’umanità non é creata all’apice del processo, ma all’inizio, prima che la terra prenda forma. Non esiste ancora il mondo con gli animali e le piante; e Dio già si preoccupa di chi ne avrà cura. L’ essere umano viene creato per lavorare e custodire la terra. E affinché sia sentito il legame profondo alla cura del creato, esso é tratto dalla terra a lui affidata, fatto della stessa sostanza della madre da cui prende vita. II legame tra il terrestre e la terra è così forte da segnarne il nome, ovvero l’identità: Adam, il terrestre, tratto dalla terra adamà. La crisi dei legami non é novità del nostro tempo. Anche la Bibbia ne parla e la interroga. Quando la creatura  umana rompe il legame con la terra, quando, invece di prendersene cura, la sfrutta e la sporca di sangue, vengono meno le condizioni per la vita buona. La terra diventa un deserto, un campo di battaglia, impossibilitato, per l’incuria umana, a ritornare giardino. Il rapporto con la terra riguarda, più in generale, quello con ogni altro terreno dell’esistenza: la relazione affettiva nella coppia, quella con il fratello, il prossimo e, persino, quella con Dio. L’umano può conoscere la vita buona solo quando non si sottrae alla relazione e si dispone, come un contadino, a lavorare e curare i diversi terreni dell’esistenza.
Quanto papa Francesco ci ha ricordato, con la sua enciclica Laudato si’, ovvero che ogni cosa é in relazione, ce lo racconta, fin dalle prime battute, la Bibbia. Il male ha il volto dell’autosufficienza, dell’incuria nelle relazioni: «Non è bene che l’essere umano sia solo!». Ritornare a riaprire il cantiere dei legami é l’indicazione biblica decisiva per imparare a diventare umani. II Festival Biblico, portando questo mondo narrativo lungo le piazze e le strade, torna a farci udire la sapienza di questa voce che custodisce la passione divina per una vita buona. E scommette che proprio per questo nostro tempo valga la pena ascoltarla.
Grazie a Lidia Maggi per aver dato il  suo consenso alla pubblicazione di questo testo così in sintonia con l’evento Bibbia in città.

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